Whistleblowing, Matarrese: no a legge dannosa per PMI. Aumenta delazione e cultura del sospetto

Il Governo ha accolto il mio ordine del giorno al provvedimento sul cosiddetto Whistleblowing.

L’atto approvato impone un indirizzo politico all’esecutivo che dovrà trovare una soluzione in sede di applicazione futura di questa normativa ad una delle tante problematiche che certamente andrà a creare nei rapporti di lavoro.

A prescindere dal merito dell’ordine del giorno, che potete leggere nei dettagli all’interno del blog, ho votato contro questa proposta di legge poiché per quanto condivida pienamente la necessità di contrasto alla corruzione sono altrettanto fermamente convinto che questo obiettivo debba essere raggiunto solo tramite l’efficace azione di controllo esercitata dallo Stato, nelle forme dovute e anche rafforzate, investendo anche nella sensibilizzazione culturale sui valori della legalità, del rispetto della cosa pubblica. La cultura del sospetto e della delazione non sono valori d’impresa, non aiutano a creare valore aggiunto. Questa legge penalizza le imprese private, soprattutto quelle medie e piccole che lavorano con le pubbliche amministrazioni che saranno ulteriormente penalizzate da adempimenti burocratici, procedure e costi di nessuna utilità. Legiferare per rendere complicata l’attività d’impresa non aiuta a contrastare la corruzione.
Per questo ho votato contro con convinzione.

Di seguito l’ordine del giorno accolto dal Governo.

3365-B
“Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato”

ORDINE DEL GIORNO

La Camera,
premesso che:
l’ultimo periodo del comma 2 del capoverso articolo 54- bis, dell’articolo 1, comma 1, del provvedimento in esame prevede l’applicazione della disciplina recante “Tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti” “anche ai lavoratori e ai collaboratori delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblica”;
sembrerebbe, di contro, che la ratio della norma, volta a tutelare i lavoratori dipendenti del settore pubblico, non abbia alcun tipo di corrispondenza con rapporti di lavoro che esulano dalla subordinazione;
la disposizione, infatti, seguendo la ratio del disegno di legge che tende a creare un quadro di tutele a favore dei lavoratori dipendenti pubblici autori di segnalazioni, in particolare in termini di divieto di licenziamento discriminatorio, demansionamento, etc, se non chiarita, presenta criticità laddove, applicata anche ai lavoratori del settore privato, resti riferita a figure per le quali dette tutele risultino inapplicabili;
appare opportuna una riformulazione della predetta norma nel senso di far corrispondere tali disposizioni esclusivamente ai lavoratori subordinati e ai soli collaboratori coordinati e continuativi che, seppur in piena autonomia operativa, rientrano nel quadro di un rapporto unitario e continuativo con il committente del lavoro, sono funzionalmente inseriti nell’organizzazione aziendale e operano all’interno del ciclo produttivo del committente al quale viene riconosciuto un potere di coordinamento dell’attività del lavoratore e, pertanto, presentano un vincolo di parasubordinazione;

impegna il Governo:

a valutare l’opportunità di adottare iniziative normative volte a chiarire che, ai fini interpretativi e applicativi, la disposizione in parola si applichi ai lavoratori subordinati e ai collaboratori coordinati e continuativi delle imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere in favore dell’amministrazione pubblica.

Matarrese

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