Profughi dalla Libia, Matarrese: «Hub di identificazione a Taranto non è la soluzione ideale. Il Governo garantisca la sicurezza».

A Taranto i problemi vanno risolti, non aggiunti. Questa non è certamente tra le città ideali per organizzare l’accoglienza e la prima identificazione di eventuali profughi il cui arrivo è previsto dalla Libia per i prossimi mesi. Taranto ha già molti problemi gravi da affrontare, sia dal punto di vista occupazionale che ambientale e quindi non merita di farsi carico di questo ulteriore gravoso impegno.

Quello di Taranto, poi, è un porto a vocazione logistica e industriale e non risulterebbe quindi adeguato allo scopo.

L’enorme flusso di immigrati che giunge continuamente nel nostro Paese e la precarietà delle misure di sicurezza e di sorveglianza dei centri di accoglienza (ne è testimonianza, tra le tante, la recente fuga di 7 immigrati dal centro C.A.R.A. di Bari Palese filmata da giornalisti dell’Espresso) non possono garantire la corretta gestione e soluzione di questo problema e l’Italia non può essere l’unica a farsene carico. Il problema dell’immigrazione e della sicurezza nel nostro Paese deve essere condiviso e necessariamente affrontato da tutti gli Stati membri della UE e questo punto di vista pare sia finalmente emerso proprio nel corso del Consiglio di Giustizia e Affari interni (Gai) della Ue di oggi.

Per questo motivo ho presentato un’interpellanza al ministro dell’Interno e al Ministro degli affari Esteri e della cooperazione internazionale affinché siano garantite in ogni caso le migliori e più adeguate misure di sicurezza, sia per quanto riguarda la realizzazione dell’hub di identificazione a Taranto e i relativi sistemi di sorveglianza sia per la popolazione, e affinché siano garantite a tutti gli immigrati adeguate e decorose condizioni di accoglienza e umanità che siano conformi ai più comuni e basilari diritti dell’uomo.

Di seguito il testo dell’interpellanza che ho presentato.

Interpellanza

Al Ministro dell’Interno, al Ministro degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale

per sapere – premesso che:

¬ secondo quanto dichiarato dal direttore di Frontex Fabrice Leggeri agli organi di stampa, i migranti pronti a partire in questi giorni dalle coste della Libia per raggiungere l’Italia sarebbero tra i cinquecentomila e il milione. Nel corso delle sue dichiarazioni il direttore ha evidenziato anche i forti rischi legati al traffico dei migranti da parte dell’Isis;

¬ Leggeri ha sottolineato quanto sia insufficiente il solo apporto di Frontex nell’emergenza legata agli sbarchi e ha ribadito non solo la necessità dell’impiego di mezzi e risorse da parte di tutti gli stati membri della Unione Europea ma anche quanto sia fondamentale la cooperazione con i Paesi terzi;

¬ gli organi di stampa riferiscono che il ministro dell’interno, in vista della probabile futura ondata di sbarchi di immigrati sulle coste della Sicilia che dovranno essere poi rapidamente trasferiti altrove per essere identificati, avrebbe deciso di realizzare una struttura nel porto di Taranto al fine di identificare in un primo momento i predetti immigrati per poi trasferirli nei centri di accoglienza secondo le disponibilità;

¬ in particolare il Ministro avrebbe comunicato che i profughi “…da Lampedusa saranno trasferiti a Taranto dove resteranno il tempo necessario per essere “schedati”. Solo successivamente alla verifica sull’identità saranno valutate le richieste di asilo politico e la destinazione finale…”. La decisione sembrerebbe già definitiva;

¬ secondo quanto riportato dalla stampa, il Ministero dell’Interno avrebbe chiesto all’Autorità portuale e alla Capitaneria di porto di Taranto di individuare un’area che possa ospitare i profughi il cui arrivo è previsto dalla Libia per i prossimi mesi al fine di realizzare l’hub di identificazione di immigrati. Nei giorni scorsi si sarebbe svolta una prima riunione tecnica per individuare alcune possibili alternative all’interno dello scalo ionico così come richiesto dal ministero;

¬ la precarietà di queste strutture di accoglienza, sia dal punto di vista organizzativo che logistico, è evidenziata dalle continue fughe di immigrati accolti che riescono ad eludere i sistemi di sicurezza e la sorveglianza causando l’ingresso di irregolari nel Paese che potrebbero determinare problematiche di vario genere legate soprattutto alla sicurezza della popolazione;

¬ a confermare la precarietà delle misure di sicurezza e di sorveglianza di questi centri è un recente servizio giornalistico dell’Espresso che ha filmato una clamorosa fuga dal C.A.R.A. di Bari Palese, una delle strutture che saranno destinate ad ospitare questi immigrati dopo la prima temporanea permanenza nell’hub di identificazione di Taranto. I giornalisti hanno infatti ripreso 7 immigrati, tra africani e asiatici, che in pieno giorno scavalcano le recinzioni del centro di accoglienza C.A.R.A. mentre addirittura una camionetta dell’esercito con due militari di ronda osservano immobili la loro fuga;

¬ il ministro dell’interno ha sottolineato la necessità di intervento della comunità europea e di tutti gli stati membri al fine di una rapida condivisione del problema legato all’immigrazione in Italia di questi gioni. Proprio a margine del Consiglio Giustizia e Affari interni (Gai) della Ue del 12 marzo 2015 ha infatti affermato che “…per la Libia la strada diplomatica resta quella principale. Se non si risolve la questione libica è inutile parlare di immigrazione con la speranza di bloccare le partenze…La nostra idea è anche quella di costituire dei campi in Africa, in modo tale che lì si facciano le richieste di asilo e lì si dica sì o no. Quelli a cui si dice no restano, quelli a cui si dice di sì devono essere ripartiti in modo equo tra i Paesi Ue. Non è un’azione che si può immaginare facciano solo i governi o gli Stati ma sarà indispensabile il supporto delle organizzazioni umanitarie multilaterali”.

¬ a confermare quanto il problema dell’immigrazione debba essere necessariamente affrontato da tutti i Paesi membri della comunità europea, vi sono le parole del ministro dell’ Interno francese Bernard Cazeneuve che, a margine del Consiglio Affari Interni della UE del 12 marzo 2015, ha comunicato alla stampa che “…la Francia condivide con l’Italia la forte preoccupazione per la questione della gestione dei flussi migratori. La prima cosa da fare è smantellare le organizzazioni criminali che prelevano una vera e propria tassa sulla morte organizzando il traffico di migranti. Europol e le polizie dei paesi di provenienza devono lavorare su questo. Inoltre, dobbiamo poter accogliere i richiedenti asilo senza che debbano affrontare viaggi della morte e anche per questo occorre collaborare con i paesi di provenienza. La preoccupazione italiana è anche quella europea e quella francese: siamo come gli altri dell’idea che occorre gestire la questione e presenteremo nel 2015 un testo sull’immigrazione…”;

¬ se i fatti esposti in premessa corrispondono al vero;

¬ quali siano gli esisti della riunione tecnica svolta tra l’Autorità portuale e la Capitaneria di porto di Taranto, quali siano i criteri e le caratteristiche che dovrebbero essere rispettati nell’eventuale allestimento della struttura di accoglienza e quali siano le relative eventuali determinazioni del ministero dell’interno in merito;

¬ quali siano le misure che intenda adottare affinchè si possa garantire a tutti gli immigrati adeguate e decorose condizioni di accoglienza e umanità che siano conformi ai più comuni e basilari diritti dell’uomo;

¬ quali misure di sicurezza e di sorveglianza intenda adottare affinché sia garnatita la corretta gestione dell’eventuale hub di identificazione da costruire a Taranto;

¬ quali siano le eventuali determinazioni relative alle linee politiche comuni e di cooperazione legate al problema dell’immigrazione in Italia all’indomani del Consiglio Giustizia e Affari interni (Gai) della Ue del 12 marzo 2015;

¬ se non intenda riferirsi alla UE per ottenere immediata collaborazione in termini di mezzi e risorse economiche, affinchè sia possibile ridurre al minimo non solo il rischio di accesso irregolare da parte di immigrati nel nostro Paese ma anche il paventato e possibile rischio di accesso di terroristi in Italia, anche condividendo le misure di accoglienza e prevenzione.

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