Inquinamento acque marine e deficit delle infrastrutture depurative, Galletti risponde a Matarrese: “Revoca dei fondi agli interventi e commissariamenti”.

Il Ministro dell’Ambiente ha risposto al mio question time relativo allo stato di inquinamento delle acque marine italiane.
Secondo gli ultimi dati di Goletta Verde, su 266 campioni di acqua analizzati il 45% è risultato con cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa. Si tratta di un punto inquinato ogni 62 km di costa.
Il problema principale è determinato dalla scarsa funzionalità delle infrastrutture depurative e dalla incapacità di regioni e comuni di spendere bene e rapidamente le risorse economiche già stanziate dal CIPE per adeguarle.
Per risolvere il problema il Governo sta utilizzando le disposizioni normative dello Sblocca Italia e sono due le soluzioni per accelerare i lavori per evitare ulteriori sanzioni dalla Corte di Giustizia europea a causa della procedura di infrazione aperta.
1) Il Ministero dell’Ambiente sta revocando i fondi CIPE che finanziano progetti riguardanti il settore idrico e depurativo che risultano avere estremi ritardi nell’esecuzione dovuti a problemi di carattere tecnico-progettuale o all’inerzia del soggetto attuatore e che ne impediscono la celere ultimazione. Le risorse revocate alimentano un Fondo presso il Ministero dell’Ambiente che le riattribuisce poi ai progetti che risultano avere uno stato di avanzamento maggiore che lascia prevedere una più rapida ultimazione dei lavori.
2) È stata attivata la procedura di esercizio del potere sostitutivo del Governo per tutti gli interventi che sono oggetto di procedure di infrazione europee o di sentenza di condanna da parte della Corte di Giustizia europea. Infatti, al fine di accelerare la progettazione e la realizzazione dei lavori, sono già stati commissariati 13 interventi in 2 comuni della Sicilia (Augusta e Misterbianco sono state già attivate le proposte di commissariamento per altri 13 interventi in 10 comuni tra Campania e Sicilia. Risultano poi diffidati 58 interventi in 45 comuni tra Sicilia, Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Marche, Veneto, Liguria, Abruzzo.
3) Dei 183 interventi previsti dalla delibera Cipe sono stati verificati dall’Unità Tecnica appositamente costituita presso il Ministero dell’Ambiente 156 interventi e formulati 135 pareri tecnici sulla progettazione e sulle successive integrazioni. Sono partiti tavoli tecnici per l’individuazione delle migliori soluzioni.
È inacettabile che siano stati stanziati 2,5 miliardi nel 2011/2012, 4,3 miliardi di fondi strutturali nel 2007, per oltre 1296 interventi e che ad oggi ne siano stati ultimati solo 76 per soli 47 milioni di euro con grave rischio di pagare una sanzione europea per 485 milioni di euro. La causa principale è da ascrivere agli inadempimenti procedurali riferiti ad intricati rapporti di burocrazia tra comuni regioni e Stato che sono difficilmente comprensibili per i cittadini.
In questo momento di grave crisi economica le risorse dovrebbero essere spese in tempi celeri per dare lavoro e occpuazione soprattutto quando sono finalizzate a risolvere problemi di inquinamento del mare che colpiscono assurdamente regioni come la Puglia, la Campania e la Sicilia a maggiore vocazione turistica.
Vi è grande amarezza nel riscontrare che queste carenze siano al Sud ed è per questo che ho chiesto al ministro di affrontare questo tema sul tavolo Stato-regioni per liberare in tempi brevi le risorse utili per affrontare la crisi attuale e tutelare il patrimonio ambientale e turistico delle coste meridionali.

Di seguito il testo dell’interrogazione

Interrogazione con richiesta di risposta immediata al ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per sapere,
premesso che:

– ad agosto 2015, i tecnici di Goletta Verde – Legambiente hanno presentato alla stampa il consueto monitoraggio scientifico delle acque marine italiane denunciando le situazioni di inquinamento e di insufficienza depurativa che le mettono maggiormente a rischio;

– da quanto si evince dal rapporto, nonostante il generale miglioramento rispetto agli anni precedenti, “su 266 campioni di acqua analizzati dal laboratorio mobile di Goletta Verde, il 45% è risultato con cariche batteriche superiori ai limiti imposti dalla normativa. Si tratta di un punto inquinato ogni 62 km di costa”;

– secondo il rapporto, il 50% dei punti inquinati sarebbero localizzati “presso spiagge (quasi sempre libere) con un’alta affluenza di bagnanti, dove di fatto la balneazione è abituale. Dei 120 punti inquinati e fortemente inquinati secondo il giudizio di Goletta Verde, ben il 49% risulta non campionato dalle autorità competenti, cioè non sottoposto a nessun tipo di controllo sanitario. Addirittura il 38% dei punti scovati dai tecnici di Legambiente, nel Portale delle Acque del Ministero della Salute risulterebbero balneabili, talvolta in classe eccellente”;

– le cause di inquinamento sono diverse e i numeri evidenziano la gravità della situazione. Sono state, infatti, “ben 14.542 le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine e dalle capitanerie di porto per reati inerenti il mare e la costa nel corso del 2014. Circa 40 al giorno, 2 per ogni chilometro di costa, lievemente in crescita rispetto al 2013, quando le infrazioni erano state 14.504. Sono 18.000 le persone denunciate o arrestate con 4.777 sequestri eseguiti dalle autorità competenti. Numeri impressionanti che evidenziano la gravità delle attività illegali lungo le coste e nei mari del nostro Paese”;

– la singolare e poco onorevole classifica delle illegalità divise per regione, e contenuta nel rapporto, vede al primo posto “la Puglia, con 3.164 infrazioni accertate (il 21,8% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia con 2.346 (16,1%), dalla Campania con 1.837 (12,6%) e dalla Calabria con 1.370 (12,6%); l’elenco delle infrazioni rilevate per chilometro di costa, su scala regionale, vedono la Campania prima con 3,9, seguita dalla Puglia con 3,7, tallonata dal Molise con 3,1, dalla Liguria con 3 e dalle Marche con 2,9. Si distingue la buona performance della Sardegna, con qualche criticità riscontrata solo in corrispondenza di foci di fiumi o canali. Poche le criticità riscontrate anche nelle regioni dell’alto adriatico (Veneto e Friuli Venezia Giulia), complice anche il periodo di campionamento (ad inizio giugno quindi a stagione balneare appena cominciata)”;

– la causa principale dell’inquinamento delle acque rilevato da Goletta Verde sarebbe essenzialmente da ascrivere agli scarichi non depurati che attraverso fiumi, fossi e piccoli canali si riversano direttamente in mare. A conferma del deficit infrastrutturale relativo al trattamento dei reflui urbani, e quindi del relativo mancato rispetto della “Direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane”, risultano due sentenze di condanna emesse dalle autorità europee, rispettivamente nel 2012 e nel 2014, ed una procedura d’infrazione ancora aperta nei confronti del nostro Paese; le inadempienze dello Stato italiano non sono soltanto causa di un danno all’ambiente ma anche all’economia: il rapporto stima, infatti, che le sanzioni UE siano pari a 485 milioni di euro l’anno dal 2016 e fino al completamento delle opere;

– da quanto si evince dal portale del Governo http://italiasicura.governo.it , “…le risorse per intervenire ci sono ma non vengono spese. Solo nel 2011 e nel 2012, con tre Delibere del CIPE, sono state finanziate a fondo perduto opere idriche per complessivi 2,5 miliardi di euro nelle Regioni del Sud (CIPE 62/2011 per 695milioni, CIPE 87/2012 per 121 milioni e CIPE 60/2012 per 1,6 miliardi). Inoltre, dal 2007 i fondi strutturali europei rappresentavano un tesoretto da avviare a cantiere per circa 4,3 miliardi di euro per 1.296 interventi. Il monitoraggio ha verificato che appena 76 risultano oggi completati per circa 47 milioni di euro, 768 sono in corso per 1,5 miliardi di euro, mentre i restanti 452 per 2,7 miliardi li abbiamo trovati bloccati e non progettati e sono in fase di avviamento…”;

– il Governo è intervenuto secondo le disposizioni del provvedimento “Sblocca Italia”, stabilendo la revoca delle risorse stanziate dai soggetti attuatori inadempienti e l’invio di commissari governativi con l’obiettivo di aprire i cantieri;

– a seguito degli Stati generali #acquepulite dello scorso 24 marzo con la ricognizione puntuale delle inadempienze che hanno portato alle sanzioni comunitarie e le strategie per rilanciare il settore idrico, la Struttura di missione di Palazzo Chigi #italiasicura ha convocato a Roma il 13 aprile Regioni, enti e autorità idriche locali con l’associazione degli enti d’ambito (ANEA) e l’Autorità nazionale per l’energia elettrica il gas e il settore idrico, i sindaci delle 14 città metropolitane. All’ordine del giorno vi era l’urgenza dell’accelerazione degli investimenti nel settore idrico, l’aggiornamento sullo stato di infrazione e della ripartizione su base regionale delle sanzioni comunitarie e la verifica dello stato di applicazione della Legge Galli del 1994 nelle 5 Regioni inadempienti (Sicilia, Calabria, Campania, Lazio e Molise) e applicazione dell’articolo 7 dello Sblocca Italia (D.L. 133/2014).

– il Governo, tramite la Struttura di missione di Palazzo Chigi, si sarebbe impegnato ad intervenire su monitoraggio, scarichi industriali, depuratori, riutilizzo di acque reflue, fitodepurazione attraverso un piano di 20 miliardi in sei anni;

– secondo quanto si evince dal portale del Governo, l’esecutivo “…prova a recuperare il tempo perduto per le opere su depuratori e reti fognarie finanziate nel 2012 con la delibera Cipe n. 60: il ministero dell’Ambiente, sulla base dell’articolo 7 commi 6-7 dello Sblocca Italia, ha pronta la lista dei primi 36 interventi da commissariare, per un valore di 634 milioni di euro…”;

– la situazione, secondo le predette fonti, sembrerebbe “…tuttavia quasi disperata: la delibera Cipe 60/2012 stanziava 1.643 milioni di euro Fesr e Fas, sbloccando opere per 1,8 miliardi di euro, per tentare di risolvere le infrazioni europee in corso sulle acque reflue al Sud. Interventi da realizzare e mettere in funzione entro quest’anno. Ma a distanza di tre anni sono stati firmati contratti solo per 69 opere su 180, pari a 367 milioni di euro su 1.807 (il 20%), e i lavori sono partiti solo su 32 opere, per 148 milioni di euro. Interventi per oltre 1,4 miliardi sono ancora bloccati, in gran parte ancora in progettazione…”;

quali siano le iniziative che il Governo intende assumere per garantire la salvaguardia e la
conservazione del patrimonio naturale nazionale marino e costiero che attualmente risulta
minacciato da processi di inquinamento in atto che determinano non solo un danno
all’ambiente e al turismo ma anche danni economici dovuti alle procedure di infrazione e alle relative sentenze di condanna e quale sia lo stato di attauzione del piano della struttura di missione e dei provvedimenti assunti con lo “Sblocca italia” per far fronte alle opere previste per la mitigazione del deficit infrastrutturale relativo alla depurazione delle acque reflue.

On. Salvatore Matarrese

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