ILVA: il mio intervento in Aula

Il video e il testo dell’intervento dell’onorevole Salvatore Matarrese nel corso dell’informativa svolta dal ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato sulla situazione dell’Ilva.

Il problema Ilva denota con evidenza le conseguenze della carenza di programmazione di politica industriale del nostro Paese.
Negli anni, a Taranto, con la progressiva dismissione di altri principali siti produttivi siderurgici italiani si è venuto a localizzare il primo complesso industriale del nostro Paese che occupa direttamente ben 11.695 dipendenti che si raddoppiano considerando le attività produttive indotte nello stesso territorio.
Non è singolare inoltre che nel meridione vengano a concentrarsi i 5 più grandi impianti manifatturieri del nostro Paese quali:
– Fiat Sata Melfi 5280 dipendenti;
– Fiat Sevel Atessa 6217 dipendenti;
– Fiat Pomigliano 5200 dipendenti;
– Stm elettronics Catania 4200 dipendenti.
È quindi evidente che una concentrazione industriale così rilevante sotto l’aspetto occupazionale e produttivo ha comportato negli anni problemi di natura ambientale ai quali oggi cerchiamo di far fronte, ma che evidentemente derivano da inadeguatezze del passato sia legislative che di controllo.
La rilevanza del complesso industriale ILVA a Taranto fa si che il problema non sia solo di Taranto ma dell’intero Paese.
I rilevanti termini economici e sociali del problema non consentono in alcun modo di ipotizzare la chiusura dello stabilimento, né il suo eventuale passaggio alla gestione pubblica, che negli anni precedenti alla privatizzazione del siderurgico del 1993 non ha certamente brillato sia in termini di risultato economico che di rispetto ambientale.
È a tutti noto che dal 1965 al 2001 nessuna attività di monitoraggio o di controllo è stata fatta sulle emissioni degli impianti. Sarebbero infatti irreparabili i danni derivanti dalla chiusura in tempi brevi dello stabilimento, come da qualcuno auspicato sia per il sistema produttivo nazionale per il piano occupazionale.
Chiudere lo stabilimento significherebbe precludere al nostro paese la produzione di materiali siderurgici che saremo costretti ad importare da altri paesi con grave pregiudizio economico per le nostre aziende e con pari vantaggio per i paesi concorrenti in questo settore, che non sono vincolati agli stessi limiti ambientali che si sta cercando di applicare a Taranto, come la Cina la Korea o altri Paesi del sud America sottoposti a parametri ambientali non stringenti come i nostri.
È bene evidenziare che a Taranto vengono applicati per la prima volta i limiti ambientali che in Europa entreranno in vigore nel 2016 e questo è sicuramente un tiolo di merito per l’azione legislativa ad oggi posta in essere.
In termini economici chiudere l’Ilva comporterebbe un danno economico per il Paese pari a 8 miliardi di euro dei quali 6 miliardi per la mancata produzione e 2 miliardi per minori introiti per gli Enti locali e per le misure di sostegno all’occupazione.
In altri termini verrebbe a determinarsi un significativo depauperamento della industria nazionale italiana, di quella che ha base a Taranto e di tutte quelle attività che hanno ad oggetto lavorazioni che utilizzano le produzioni primarie dello stabilimento siderurgico di Taranto.
Il futuro dell’Ilva non è quindi solo un’emergenza sociale, un difficile equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro, ma è una vera e propria sfida per il nostro Paese e per il nostro Governo.
Sull’ILVA si gioca la credibilità dell’Italia per potersi ritenere a pieno titolo una nazione industrializzata tra le prime 7 nel mondo e capace di attrarre investimenti esteri. Siamo quindi chiamati ad individuare un percorso che sia emblematico di come si possa fare impresa nel nostro Paese nel rispetto dei lavoratori, della salute e dell’ambiente.
La grave crisi economica determina la necessità da un lato di garantire la continuità produttiva dello stabilimento, e quindi il mantenimento dei posti di lavoro, dall’altro garantire che la gestione degli impianti resti in mano ad imprenditori o ai loro rappresentanti nel rispetto delle leggi e delle regole.
Infatti, la gestione dell’impresa da parte degli imprenditori nel rispetto delle regole è un principio generale da difendere nell’interesse di chi vuole fare impresa in Italia e soprattutto per tutelare la credibilità internazionale del nostro Paese e delle nostre imprese.
In definitiva deve essere data la possibilità all’azienda di ottemperare a tutti i provvedimenti necessari per dare avvio al processo di bonifica e riqualificazione delle aree industriali per consentire l’ambientalizzazione e l’innovazione degli impianti al fine di rendere più sostenibili come in altri paesi le produzioni dell’acciaio a Taranto.
Pertanto, noi di Scelta Civica riteniamo che si debba proseguire nel solco tracciato dal Governo Monti la cui attività, ricordiamo, è stata da sempre incentrata su tre ordini di problematiche principali:
1) quella relativa al rispetto dell’AIA e, quindi, dell’ambiente e della salute pubblica;
2) quella relativa all’impatto sul sociale, e quindi alla necessità di salvaguardare i livelli occupazionali;
3) quella economica legata alla crescita sostenibile della nostra economia.
Pertanto, la nuova AIA costituisce un punto cardine sul quale deve fondarsi il percorso di allineamento degli impianto ai necessari standard ambientali.
Infatti, riconosciuto il rilievo strategico nazionale dello stabilimento con la legge 231/2012, la prosecuzione del complesso produttivo viene condizionata all’attuazione del programma AIA e alla nomina di un garante che sorvegli e sovrintenda alla realizzazione degli interventi previsti. Attuazione che significa investimenti per 1,5 miliardi di euro da attivarsi su quattro punti quali:
– le cookerie per l’abbattimento degli idorcarburi;
– l’impianto per la riduzione della diossina;
– il parco minerario per la riduzione delle polveri;
– l’alto forno per la riduzione dell’ossidp di ferro.
La stessa corte costituzionale nella decisione 85/2013 ha confermato la legittimità della scelta legislativa e ha individuato nella nuova AIA un atto amministrativo che costituisce un ragionevole punto di equilibrio tra tutela della salute, dell’ambiente e del mantenimento dei livelli occupazionali.
Tuttavia, il nuovo sequestro disposto dall’autorita giudiziaria penale sul patrimonio della società e della famiglia individua in 8 miliardi di euro le somme necessarie a far fronte ai presidi ambientali ed al rinnovamento impiantistico necessari per l’eliminazione del rischio sanitario ed ambientale.
Si pone quindi un problema di risorse e di governance aziendale attesa l’attuale vacatio di ruoli amministrativi di vertice e di quelli dirigenziali.
In altri termini, il provvedimento dell’autorità giudiziaria da un lato fa trasparire un’azione non convergente con l’intento legislativo e dall’altro pone difficoltà operative all’attuazione degli interventi di bonifica auspicati nei tempi più brevi possibili per dare risposte all’occupazione alla produttività. Nel rispetto dell’autonomia
della autorità giudiziaria penale bisogna garantire un intervento normativo diretto a consentire la continuità di produzione e quindi la capacità dell’azienda di produrre reddito e finanziare le opere di riqualificazione ambientale.
Pertanto Scelta Civica accoglie con favore la proposta del Governo di emanare un decreto di sospensione temporanea dei poteri aziendali e nomina di un commissario con l’obiettivo di far convergere le risorse nell’attivazione degli interventi previsti dall’AIA. Un provvedimento temporaneo che lasci pregiudicato il diritto di proprietà dell’azienda.
Infine, non può non evidenziarsi che nell’affrontare il problema ILVA di Taranto bisogna considerare una prospettiva di medio lungo termine che consenta uno sviluppo economico della città che possa prescindere almeno in parte dalle sorti del siderurgico.
Pertanto è inderogabile la necessità che sin da ora si consideri la possibilità di favorire sulla città di Taranto con appositi provvedimenti di legge o interventi del governo l’attuazione di piani di riconversione e rilancio industriale, di riqualificazione urbana, di bonifiche delle aree inquinate.
I primi passi in questo senso sono stati già mossi attraverso l’emanazione del decreto legge 129/2012 con interventi per le bonifiche, per il rilancio industriale-smart city di Taranto, per il porto di Taranto.
In particolare trattasi di interventi per un ammontare di 187 milioni di euro per l’area portuale, per le bonifiche 110 milioni di euro, per il rilancio industriale-smart city 90 milioni di euro dei quali 60milioni da rinvenire per il progetto smart city di Taranto.
Questi investimenti programmati sono allo stato bloccati dagli effetti del patto di stabilità e quindi come Scelta Civica chiediamo che siano derogati i limiti del patto di stabilità per consentire l’immediato investimento di queste risorse indispensabili per garantire un futuro diverso per la città di Taranto e l’auspicato mantenimento degli attuali livelli occupazionali.
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