Ancora dissesto idrogeologico, ancora vittime.

Il mio intervento estratto dal resoconto stenografico di seduta di Aula alla Camera dei Deputati
Dibattito sulle mozioni in materia di iniziative urgenti in relazione ai tragici eventi alluvionali in Sardegna.

“Ancora uno volta siamo chiamati a registrare un grave fenomeno di dissesto idrogeologico che ha colpito la Sardegna causando vittime.

In sole dodici ore è caduta una quantità d’acqua che in Sardegna si registra in un anno. Un evento eccezionale, una fragilità del territorio che accomuna tante regioni italiane, compresa la regione Puglia: abbiamo registrato morti a Ginosa, nelle Marche e soprattutto in Sardegna. Il dissesto idrogeologico è ormai una consuetudine nel nostro Paese. Ne abbiamo discusso in questo Parlamento e ce ne assumiamo la responsabilità e con molta responsabilità affrontiamo ancora una volta questo evento tragico. Abbiamo portato in Parlamento ben tre mozioni, l’ultima quella del Vajont, sul quale è stata approvata una risoluzione in Commissione, nella quale abbiamo ribadito quei concetti che ancora una volta non sono stati applicati in Sardegna come in molte parti d’Italia.

Il territorio va manutenuto, vanno fatti interventi programmati e regolari con risorse certe perché si prevengano quelli che sono danni per la collettività che possono esser prevenuti facendo investimenti.

Ancora una volta registriamo la nostra incapacità di porre rimedio a questa situazione, ma abbiamo la ferma e decisa volontà di venire incontro alla regione Sardegna. Tutti noi abbiamo una responsabilità alla quale dobbiamo far fronte e, quindi, nella mozione chiediamo che il Governo, con il Dipartimento della protezione civile e con la regione, individui rapidamente gli interventi di ripristino del territorio, di ripristino delle condizioni di normalità per l’economia, per i cittadini, per le abitazioni e per le residenze.

Abbiamo un obbligo morale verso questa gente alla quale non siamo stati capaci di dare risposte concrete, soprattutto preventive e, quindi, è giusto che vengano esentati dal pagamento dei tributi che questo Stato non ha meritato perché non è riuscito a prevenire questa grave situazione; che vengano erogati finanziamenti affinché siano ripristinate le aziende zootecniche che sono una delle principali risorse di quella regione e le aziende industriali perché si ricominci a lavorare e si ricominci a rimettere in ordine questo Paese così dissestato.

Le risorse devono essere trovate. Paradossalmente il nostro Paese non riesce a spendere fondo comunitari relativi agli anni 2007 e 2013 e quei fondi sono le risorse necessarie e ordinarie per prevenire sui territori le situazioni gravi alle quali siamo chiamati costantemente a porre rimedio. Ma ci vogliono anche risorse ordinarie che questo Stato deve stanziare a partire dal prossimo disegno di legge di stabilità nel quale registriamo, contrariamente a quanto disposto dalla cosiddetta “mozione Vajont”, finanziamenti pari a neanche 100 milioni.

Davvero molto poco se si pensa che il precedente Governo aveva stimato interventi certi con una spesa di 1,2 miliardi all’anno per arrivare, in maniera pragmatica e costante, ad intervenire sul territorio e ad evitare dissesti e situazioni così drammatiche.

C’è anche da considerare che il Governo sta realizzando un piano nazionale di interventi che impegna 40 miliardi.

Ma una considerazione non può essere omessa: ogni qual volta si vuole intervenire per prevenire, per investire e per migliorare la condizione dei nostri cittadini nel nostro Paese, il Governo incontra sempre grandi difficoltà di spesa, di competenze e di governance. È una governance estremamente frammentata per cui anche le risorse che andiamo a rendere disponibili per risolvere queste problematiche vengono spese solo dopo anni.

Abbiamo tutti sotto gli occhi gli accordi di programma che le regioni hanno sottoscritto nel 2010. Per quanto riguarda la mia regione sono 190 miliardi: mediamente, nel nostro territorio, ne è stato speso solo il 10 per cento. E questa è una colpa grave perché spendere solo il 10 per cento delle risorse dedicate a questi interventi, a questi programmi, significa che questo Stato non ha la capacità di investire nell’interesse dei propri cittadini e quindi noi riteniamo che si debba intervenire sulla governance, sulle competenze, sulla sovrapposizione di competenze che molto spesso rende inefficace l’intervento dello Stato.

Immaginate: gli interventi sui territori devono essere individuati dalle regioni, valutati con la Direzione generale del Ministero e d’intesa con le Autorità di bacino e con i Dipartimenti della protezione civile e se vogliamo aggiungere qualche altro ente, come spesso capita, capiamo quante interferenze ci sono perché 1 euro da questo Parlamento arrivi a diventare realmente 1 euro per evitare queste tragedie.

E siamo chiamati a far fronte a queste problematiche anche con un certo senso di vergogna perché i cittadini ci chiedono soluzioni ai problemi e non sovrapposizioni di competenze e di controlli alla spesa che sono spesso inutili e che la rendono, di fatto, inefficace.

Quindi, semplifichiamo nell’interesse dei cittadini quello che serve per prevenire questi disastri, interveniamo sui territori, interveniamo in maniera strutturata con i piani di assesto idrogeologico che devono essere approvati in tutte le regioni in maniera efficace, che devono essere capaci di individuare gli interventi effettivi da realizzare e installiamo al ministero una cabina di regia che sia capace di stabilire quelle che sono le priorità e quelli che devono essere gli interventi immediati.

Non vogliamo più piangere i morti per non aver posto rimedio a problemi prevedibili.

Quando arrivano queste quantità d’acqua enormi non sussiste alcuna capacità di smaltimento, non solo per la cementificazione eccessiva, ma soprattutto perché molto spesso i canali e i corsi d’acqua non sono oggetto di alcuna manutenzione perché affidati a consorzi o ad enti locali che spesso sono in situazioni disastrate dal punto di vista economico. E quindi, se vogliamo stanziare risorse per la Sardegna, come nelle tante regioni che hanno questa problematica – si parlava delle Marche, si parlava della Puglia – che si deroghi al patto di stabilità perché è davvero incredibile riuscire a individuare le risorse e scoprire poi che gli enti locali non le possono utilizzare!

Siamo tutti di fronte ad un problema di coscienza: abbiamo fatto tutto il necessario o si poteva fare di più?

È paradossale che si facciano tre mozioni su questo tema nel giro di tre mesi, a partire da luglio, e ancora oggi stiamo dicendo le stesse cose senza avere degli interventi concreti.

Quindi mi auguro che nella legge di stabilità possano essere aumentate le risorse necessarie e individuato davvero un percorso rapido per portare quelle risorse sui territori perché i cittadini ci chiedono questo, al di là degli impegni e degli interventi politici che molto spesso sono finalizzati al consenso più che a risolvere i problemi veri.

La gente piange insieme a noi, e noi siamo ancora solo spettatori e mai protagonisti di una soluzione reale”.

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